Buon Uso Del Mondo
Buon uso del mondo
In questo primo giorno dell’anno, colgo l’occasione per fare i miei più sinceri auguri; nello specifico, auguro dapprima a me stesso, e poi a voi, di imparare a fare un buon uso del mondo.
Ho appreso questo concetto dal TEDx di Salvatore Natoli, in cui tratta questa tematica: sono stato folgorato immediatamente dalle sue intuizioni e rapito dai concetti espressi, dal tono della voce, dal ritmo e dall’armonia del suo discorso.
Egli introduce il ragionamento affermando che la musica è ritmo. Parte citando Hegel: ”La filosofia è la ripresa del proprio tempo nel pensiero”; da lì afferma che è difficile stabilire il ritmo della propria epoca e ci invita a pensare a una parola con cui descriverne la tonalità.
Pone subito l’accento sulla prima insidia, nonché sulla matrice dell’abuso stesso del mondo: la differenza tra agire e fare. In greco ci sono tre parole per descrivere il fare: c’è la praxis (che è l’azione con una destinazione), c’è il fare orientato al risultato ma privo di senso (a differenza della prima) e, infine, c’è la creazione. L’abuso del mondo, secondo l’autore, deriva dal fraintendimento di scambiare la mobilità per la libertà: quest’ultima è intesa come mero accesso ai beni, anziché come capacità e abilità di scelta.
Natoli cita uno degli aneddoti più famosi di Aristotele: dai il flauto a chi non ce l’ha, a chi l’ha costruito o a chi lo sa suonare? Il primo lo reclama in quanto sprovvisto (principio di giustizia distributiva); il secondo lo reclama in quanto artefice e proprietario dell’oggetto (principio di liberalità assoluta); il terzo in quanto capace di suonarlo e dare piacere a se stesso e a chi lo ascolta. Aristotele supera l’impasse nel seguente modo: il flauto spetta al terzo, non per i motivi sopra elencati, ma semplicemente perché la natura stessa del flauto è quella di essere suonato bene.
Poi passa al concetto di temperanza, vista non come rinuncia o repressione, ma come mitigazione e senso del limite, oramai perso e smarrito. Senza di essa, l’uomo divora il mondo e, facendo ciò, vengono meno le condizioni della nostra stessa esistenza, in quanto non esiste uomo senza mondo. Da qui introduce la circolarità del rapporto tra uomo, oggetto/relazioni e mondo; afferma poi che la pietà è legata al riconoscimento e al rispetto dell’altro in maniera incondizionata. Questo porterebbe a vivere i rapporti come un continuo ciclo di credito verso l’altro, il quale a sua volta riceverà e non verrà sprovvisto di nulla (cosa che accadrebbe, invece, se pretendesse e cominciasse a sottrarre qualcosa al prossimo).
Da qui delinea che fa buon uso del mondo colui che è titolare della propria azione, rispettoso degli uomini e delle cose, e che cerca di valorizzare le potenze latenti in tutto (sia delle cose che delle persone). Questa è la fioritura dell’ente, il vero concetto di merito; al contrario, le prestazioni sociali attuali rendono meritevole solo ciò che arricchisce la "macchina", spingendo l'uomo a rinunciare ai propri talenti per essere considerato tale.
Inoltre, sottolinea l’importanza della riflessione, mettendola in contrapposizione con l’identificazione: mentre questa porta a un appiattimento sul presente, la riflessione richiede distanza e distensione per potersi davvero avvicinare alla realtà. Per questo motivo è così difficile trovare la parola esatta per il ritmo della propria epoca.
Accenna poi alla sottrazione epicurea come esercizio per potenziare le proprie potenzialità: distinguere tra necessario e voluttuario. L’esito naturale dell’inseguimento del piacere fine a se stesso è la perversione, che porta a sviluppare l’attitudine comoda di perdere il prestigio dei piaceri più "scomodi", finendo ottenebrati e obnubilati dalla facilità. Questo processo va inteso come strategico per trovare l’armonia che permette di vedere le cose dalla giusta distanza.
Infine, cita una massima di Platone: per fare filosofia serve studiare prima la musica (armonia sensibile), poi la matematica (armonia intellegibile) e infine la filosofia (armonia delle stelle). In dialogo con Callicle (definito un "depredatore del mondo"), ricorda che l’universo è chiamato cosmo perché è strutturato da un ordine, non dal disordine; per questo vige un’uguaglianza geometrica. Il potere deve essere dato e acquisito con proporzione, non con omologazione: l’armonia è proprio la proporzione tra ciò che è nell’ente e ciò che è predisposto alla fioritura.
Un abbraccio
Colui che è fortemente orientato a fare un buon uso del mondo
Ho riassunto il discorso sulla base degli appunti che ho preso, per comprendere e metabolizzare meglio questo concetto: è il mio TEDx preferito, lo trovo di una lucidità, di una freschezza, di una finezza disarmante.
In questi tempi di crisi, sempre più difficili, caotici e complessi da vivere, credo che una chiave di lettura del genere sia un toccasana che possa lenire, sciogliere e dissolvere qualche nodo emotivo( in maniera metaforica s’intende) e soprattutto che sia un faro che illumini l’inverno che oramai domina la società contemporanea.
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