Cosa voglio fare diversamente dagli altri? E perché?
Io sento di essere diverso dagli altri.
Mi riferisco alla massa, al modo omologato di ragionare , che per certi aspetti è salvifico, visto, ti permette di partire dalle spalle dei giganti.
Imparare dagli errori altrui è vitale.
Ci hanno sempre raccontato che siamo tutti uguali, mai alcuna affermazione fu più falsa di questa.
Il rischio concreto che si corre se ci lasciamo definire dalla visione altrui, è quella di essere schiavo di sè, e della società.
Io ora sono schiavo di me stesso, ma mi sto ribellando, nel mio piccolo s’intende, orientandomi alla rivoluzione.
Perché se vogliamo attuare una rivoluzione dobbiamo partire tassativamente da noi, il mondo esterno è il riflesso del mondo interno.
Questa intesa come la pensa Mauro Scardovelli, non un’atto violento e distruttivo ma qualcosa di più profondo e pacifico:Volgere lo sguardo altrove.
Laddove la società indica la luna, e spinge affinché tu guardi il dito; io vado oltre.
Voglio fare cose straordinarie, dal punto di vista etimologico: “cose fuori dall’ordinario”.
Io rifiuto questo tipo di vita, la mia è solo mia ed in quanto tale la voglio vivere come più mi pare e piace.
Non seguendo condizionamenti altrui, tantomeno i miei.
Faccio a meno di accettare consigli o confronti su alcune tematiche, accolgo e contengo le parole altrui, ma poi vado avanti.. Mi piace farlo, ma non ne sento il bisogno; quello stesso bisogno invece, lo avverto quando quelle parole altrui sono cucite sulla mia persona, in questo caso cambia tutto.
Io voglio trascendere me stesso, gli altri, la società.
A primo impatto parrebbe un discorso visionario: voglio lasciare il segno, per farlo occorre comportarsi al di fuori degli schemi.
Questo discorso rispecchia le vostre impressioni, un’ambizione non figlia del merito, bensì della libertà.
Ho sempre sentito di essere speciale, ho custodito nel profondo la mia unicità, questo non mi rende migliore degli altri, bensì più consapevole.
Trovo un’estrema riduzione parlare di ragioni, di ridurre la complessità del mondo a certi determinismi limitanti.
Penso che il terreno sia propizio per la storia della specie Umana di fare un passo in avanti, non prima di averne fatto uno indietro.
Lasciare spazio al progresso umano.
A prescindere da come andranno le cose, si farà la storia.
Mi viene spontaneo chiedermi: “Dato che si farà, Perché non farla nel bene?
Acquisire una flessibilità tale da potersi continuamanete cambiare, alimentando il senso di identità di sé.
Più mi nutro di cultura, più mi sento stuzzicato, più si fa largo un senso di ignoranza consapevole.
Questo senso spinge a comprendere sempre di più, a cercare di maturare un filo conduttore tra se, la propria cultura, la società e il mondo.
Senza presunzione, farsi le proprie idee, usando i propri appunti, mettendo in condizione gli altri di allargare la propria prospettiva e di conseguenza la vita stessa.
Il problema non è vivere una vita ordinaria, il problema sta nel non vivere la propria ordinarietà.
La vita va vissuta, il punto è che tutti la ragioniamo, chi ha delle sensazioni si spinge a pensarla, questo è bene ma bisogna poi trasformare il pensiero in azione.
Questo rende complessa la sfida.
Tutto ciò è solo l’inizio, trovo sia un buon punto di partenza.
E queste parole sono figlie della mia esperienza di vita, di tanti errori, di tanti sbagli, di tante credenze limitanti, di paranoie, di barriere, di apertura verso gli altri e chiusura verso se stessi.
Un abbraccio
La Ghianda dell’unicità
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